La Vaccarella Art Gallery Vicolo della Vaccarella 12, 00186 Roma

L Associazione culturale ARTESPAZIO La Vaccarella nasce il 16 gennaio 2012. La sede e' in Vicolo della Vaccarella 12, in pieno centro storico  in una delle zone piu belle ed esclusive di Roma, tra Piazza Navona ed il Pantheon, tra via della Scrofa e via delle Coppelle.

E' una Associazione No Profit, che vive grazie ai contributi di privati cittadini e grazie all' attività svolta da amanti dell'arte nelle sue molteplici espressioni.

L'Associazione ha per obiettivo la promozione della cultura, dell'arte e dell'artigianato. E' apolitica e non ha finalità di lucro. Si propone di promuovere e favorire in Italia e all'estero tutte le attività connesse all'oggetto sociale. In particolare promuove la conoscenza dell'arte e delle tecniche artistiche ed artigianali, quale integrazione alla formazione scolastica, culturale e civile, a partire dallo studio e valorizzazione del lavoro di artisti che operano in Italia e all'Estero senza alcun pregiudizio ideologico, religioso o di altro genere in modo da valorizzare la cultura dell'arte ed ampliare le opportunità per i giovani artisti.

Renato Costrini

Presidente

 

 

  

  

 

  

Arte. Artista.Talento.

Arte. Artista. Talento. Tre vocaboli semplici e di frequente utilizzo,  ma che nascondono una vastità di significati scavando appena dietro la loro superficie.

E quindi.. Che cosa è Arte? Chi può definirsi Artista con diritto? Chi ha Talento e, più che altro, chi stabilisce chi ha talento? C’è tanto materiale su cui riflettere, ma non ci sono risposte appaganti e concilianti di tutte le visioni neanche focalizzando l’attenzione solo sull’epoca contemporanea. Ulteriore confusione si crea allargando l’analisi al passato e chissà quali ulteriori evoluzioni riserverà il futuro!

Ci sono poche pratiche culturali meno demarcate professionalmente dell’Arte. Non c’è un certificato che stabilisca che un’opera o un oggetto sia destinato a diventare  “d’Arte”. D’altronde chi  lo giudicherebbe? Ed ancora, sarebbe tale in tutte le epoche?  In fondo l’Arte è l’espressione di una sensibilità incanalata attraverso un mezzo espressivo a raggiungere uno scopo. Il mezzo può essere una tela ed un pennello, il proprio corpo e delle scarpette da punta, un pianoforte o un foglio ed una penna, mentre lo scopo è la creazione di un quadro, di un balletto, di una musica fino ad una poesia.

 Il Talento, coadiuvato dalla tecnica e rinvigorito dalla passione, si esprime alla perfezione quando la sensibilità, che è in ognuno di noi, riesce a trovare la sua strada di espressione pura e soggettivamente perfetta. Semplificando: tutti hanno un mondo di sensibilità interiore, ma pochi riescono a tirarla fuori, incanalandola attraverso un mezzo, sublimandola ed arrivando a generare emozioni che siano godibili anche per gli altri. Trovare un’oggettività, necessaria in qualunque standardizzazione, è inconciliabile con l’essenza stessa dell’Arte. Probabilmente il talento è posseduto nel proprio campo  da molte più persone rispetto a quelle che lo esprimono. Forse tutti  hanno il proprio, ma non tutti lo identificano  pressati come sono dalle richieste di una società che rende necessario in primis il soddisfacimento dei bisogni primari, non sempre tranquillamente appagati da una carriera artistica.

Si presuppone dunque che quello che un Artista crea sia Arte, ma tantomeno c’è un esame per diventare Artista che sancisca univocamente il valore di questo status. Ovviamente ci sono le Accademie, c’è la tecnica da apprendere ed affinare, ma socialmente, alla fine degli studi, sarai ritenuto artista quanto l’autodidatta che con talento e passione ha associato la sua vena artistica alla sua professione ordinaria.

Gli antichi Greci e Romani non avevano neanche una parola per definire chi si occupava delle Arti Visuali e nel Medioevo l’artista era l’artigiano. Lo scopo delle sue creazioni era pratico. E’ a partire dal Rinascimento che l’Arte conquista un’accresciuta considerazione e raggiunge il suo valore più alto.  Nonostante ciò in questa fase si rintraccia ancora uno scopo “utilitaristico”, se così ci si può arrischiare a definirlo. Non c’era nè Arte nè Artista se non c’erano mecenati laici o religiosi e, in un dare/avere,  le Corti più sfarzose necessitavano del Court painter che, in assenza di fotografie, imprimesse stipendiato la magnificenza del patron per i posteri. Non solo, in qualche modo erano gli spin doctors dell’epoca. Insieme all’immagine “fotografica”  propagandavano visivamente dei sottili messaggi studiati che avevano un impatto sul resto della Corte e che, insieme agli sfarzi architettonici, coadiuvavano a creare un impressione su quelle estere.. Il godimento estetico non era sempre la prima preoccupazione, ma alle Corti più raffinate il sovrano Umanista, patrono delle arti, colto e raffinato negli intenti, era di gran moda. Lo stesso si può dire dell’importanza dell’iconografia per la Chiesa Cattolica in un mondo ancora non del tutto alfabetizzato.

In questo contesto capiamo quindi facilmente come, non a caso, gli Artisti seicenteschi derivassero il loro prestigio anche dal tipo di temi che trattavano. Al primo posto di questa immaginaria scala di valore c’erano coloro che si occupavano di temi storici (molte battaglie) o di temi religiosi. Erano coloro che celebravano ed immortalavano le imprese che andavano ricordate. Un esempio su tutti è Rubens. Seguivano i ritrattisti come fu Van Dyck alla Corte inglese di Charles I. Solo al terzo posto i paesaggisti  ed all’ultimo coloro che rappresentavano scene di vita quotidiana. Questi ultimi temi d’altronde non erano certo rilevanti per gli scopi che stavano a cuore ai mecenati che commissionavano le opere. Insomma, i Romantici come Turner o gli Impressionisti non avrebbero avuto molta fortuna nel 1600!

Sono trascorsi secoli e da allora tante rivoluzioni hanno rotto ulteriormente gli schemi su cosa sia Arte. La libertà di sperimentazione è stata totalizzante tanto che delle volte verrebbe voglia di parlare di grandi bluff, di mettere in dubbio la genuinità dell’espressione di una sensibilità a favore della ricerca della stravaganza e...dell’attenzione mediatica! Ma ancora una volta quale è limite dell’Artista o di chi si definisce tale? Non c’è.  Forse sono emozioni anche quelle: emozioni di rottura, di distruzione o solo curiosità legittima di sperimentazione. Ci sarà chi da spettatore rimarrà ancorato all’ammirazione per le forme di ordine, grazia e bellezza, le forme del passato e del “già noto”, ma ci sarà sempre chi porterà scompiglio in tutto questo. Le Avanguardie, nel momento in cui sono tali, sono sempre state  difficili da inquadrare e valutare. Che sia per farsi notare o per esprimere una reale interiorità potrebbe non cambiare la questione. Sì, perché prima che un lavoro, l’Arte è passione, espressione di questa passione e svago... ed anzi più spesso è proprio questo. Una pausa dal flusso incessante e frenetico della vita. Ognuno poi la caricherà dei propri significati e scopi secondari ma, in qualunque veste, è e sarà sempre un atto di generosità ed arricchimento alla bellezza e poesia del mondo troppo spesso deturpato dal brutto. 

 Cinzia Costrini